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Chi era Egea Haffner

Egea Haffner è divenuta l’icona dell’esodo giuliano dalmata, grazie all’esposizione della sua foto – di “bambina con la valigia”, rimasta a quattro anni e mezzo senza il padre scomparso nelle foibe – nella prima importante mostra italiana, dedicata alla tragedia dei crimini e dell’esilio forzato vissuta dagli italiani dalla Venezia Giulia.

Icona dell’esodo

Egea diventa icona dell’esodo giuliano dalmata grazie ad una fotografia che lo zio, poco prima di lasciare la Città, fa scattare al fotografo di fiducia Giacomo Szentivànyi, che tante volte aveva fermato i momenti felici della famiglia Haffner. Nella fotografia la piccola Egea tiene in mano un ombrellino ed una valigia su cui compare un cartello che recita “ESULE GIULIANA 30.001. Lo zio infatti voleva dire che tutti i 30.000 italiani che vivevano a Pola avrebbero lasciato la Città, premonizione che si avverò con circa 29.000 italiani che fuggirono in pochissimi anni.

La fotografia emerge dal cassetto dei ricordi nel 1997, quando viene scelta per il manifesto ufficiale della mostra “Istria – i volti dell’esodo 1945 – 1956”.

Da quel momento in poi Egea rappresenta tutti gli esuli sparsi per il mondo che hanno pagato un prezzo altissimo senza aver commesso nessuna colpa, se non quella di essere nata in una terra di confine, in un periodo sbagliato.

Una nuova vita

Nella storia della famiglia di Egea Haffner troviamo quindi condensate le caratteristiche salienti della diaspora giuliano-dalmata: un viaggio esistenziale drammatico, attraverso un tunnel in fondo al quale, però, le persone sopravvissute hanno ritrovato la speranza. Una speranza non caduta dall’alto, ma guadagnata con grande impegno: con la capacità di adattamento a condizioni di vita durissime e la volontà d’integrazione in contesti sociali ostili, senza mai cedere, nonostante i lutti subiti e le manifestazioni di intolleranza da parte di tanti compatrioti, alla tentazione della violenza.

Egea Haffner però è soprattutto una donna, una madre ed una nonna con una vita propria che è stata anch’essa una storia di nuova luce e di grande dignità.

L’esempio di Egea è quindi un forte e positivo messaggio, di riscatto e integrazione, da consegnare alle nuove generazioni: senza mai dimenticare il passato, anche dalle situazioni più difficili è possibile ricrearsi una vita sociale e individuale serena.
E questo vuole essere anche il messaggio che intendiamo comunicare ai visitatori e agli utenti dell’ecomuseo che porterà il suo nome.